[23:02:19] Ioana Elena State:

‘I love you’ means that I accept you for the person that you are, and that I do not wish to change you into someone else. It means that I will love you and stand by you even through the worst of times. It means loving you even when you’re in a bad mood, or too tired to do the things I want to do. It means loving you when you’re down, not just when you’re fun to be with. ‘I love you’ means that I know your deepest secrets and do not judge you for them, asking in return that you do not judge me for mine. It means that I care enough to fight for what we have and that I love you enough not to let go. It means thinking of you, dreaming of you, wanting and needing you constantly, and hoping you feel the same way for me.

[23:04:06] Ioana Elena State:

Love is patient.
Love is kind.
It does not envy, it does not boast, it is not proud.
It does not dishonor others, it is not self-seeking, it is not easily angered, it keeps no record of wrongs.
Love does not delight in evil but rejoices with the truth.
It always protects, always trusts, always hopes, always perseveres.
Love never fails.

La Regola

Posted: 15 aprile 2011 in Qualcuno una volta disse...

“La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.”  T.Terzani

Non so sé è il momento in se, la spossatezza, la febbre con quella sua lucidità malata o la paura di perdere qualcosa di bello, fatto sta che qualcosa ha riattivato quel piccolo meccanismo che guida la mia voglia di scrivere.. e allora giù parole, torrenti di parole, fiumi di parole, ancora e sempre senza pretesa alcuna. Non sono leggi universali, non sono prediche, a ben vedere non sono proprio niente. Sono solo le mie parole, fluite inconsciamente dalla mia testa, riversate umilmente su una pagina.

Come è possibile far coesistere due sentimenti contrastanti?

Da un lato la consapevolezza e la felicità di aver trovato qualcosa di unico e meraviglioso, la consapevolezza di avere “un diamante fra le mani” e dall’altro il timore semi-nascosto di perderlo, il nervosismo perché non hai la matematica certezza che sarà tuo per sempre.

Dunque puoi lasciarlo andare subito, sperando di non rimanere troppo scottato dalla sua perdita ma la realtà è che fa ancora più paura il soffrire dopo, perché perderlo dopo aver coltivato l’illusione di poter avere per sempre il tuo morbido rifugio è una sofferenza inimmaginabile…oppure puoi resistere e combattere con tutte le tue forze, arrivare a prosciugare ogni energia residua salvo poi scoprire che è stato tutto inutile, che comunque sei lì a combattere da solo, pronto a sacrificarti nel nome di una roccaforte già caduta.

Rischio calcolabile, mi può obiettare qualcuno. Senz’altro, il problema è che al raziocinio puoi obbedire fintanto che riesci a pensare lucidamente, poi diventa difficile se non impossibile, e si comincia ad avanzare alla cieca, con le unghie e con i denti, fregandosene poco o nulla dei rischi, del bene o del male o di qualsiasi altra forma di restrizioni e paletti l’umana ratio abbia potuto concepire in 200.000 anni di vita dell’Homo Sapiens Sapiens: si ritorna ad essere animali.

Un po’ come Mr.Hyde insomma, e che nessuna mi venga a dire che il Dr. Jekyll non adorava segretamente il momento in cui l’animale prendeva il sopravvento, il momento in cui si realizzavano tutti i suoi desideri nascosti, il suo subconscio diveniva predominante…il sogno reale…

Ma non siamo soli, c’è sempre qualcuno che all’istinto e al inconscio non si arrende mai, pretende di regolare la vita degli altri, di giudicare appropriandosi di un diritto che la legge attribuisce ai giudici e la legge divina (che alcuni seguono) attribuisce a dio (di proposito minuscolo).

Giudicare senza conoscere: non credo, e questa resta una mia opinione, ci possa essere uso peggiore di quel tanto decantato raziocinio.

Una persona che non usa pensare prima di parlare non ha nessun vantaggio rispetto allo stupido. Sono praticamente alla pari.

Giudicare senza pensare, senza cogliere le sfaccettature, a distanza.. perché? Perché è più facile, questa è la verità. È più facile giudicare che riconoscere di essersi sbagliati.

Tutto questo non può che avere un esito immediato: risvegliarti dal sogno reale, annichilire la tua parte istintiva e sottometterla al predominio della mente: e allora cominci a temere sul serio! Perché i tuoi sforzi potrebbero essere vani!

Spesse volte nella vita capita di trovarsi davanti l’occasione unica, la persona ideale.. e di non riuscire a vederla per cecità o perché troppo impegnati.. Ma che succede se uno la vede, coglie la sua esistenza e poi comincia a vederla svanire.. Chi ha più fortuna? Quello che non vedendola non può soffrire per la sua perdita o chi l’ha vista, l’ha inseguita in ogni modo e la vede andar via?

Mi viene in mente questa immagine: due uomini su una scogliera, uno dei due è cieco e siede in una sedia a rotelle, l’altro perfettamente sano è in piedi di fianco al primo.

C’è un tramonto stupendo, il più bello che si sia mai visto (e non stiamo a discutere sulla soggettività della bellezza).. l’uomo sano sta per esclamare: “Che magnifico tramonto, mai ne ho visto uno simile, probabilmente mai più lo vedrò.” Ma le parole gli muoiono in gola perché si volta verso l’altro e pensa: “Come posso dire una cosa del genere? Come posso esaltare la bellezza di una cosa, al cospetto di colui che mai potrà goderne?” E intanto l’altro, ignaro del turbamento dell’uomo sano, è lì, tranquillo, a godere della brezza che gli accarezza il volto.

L’uomo sano rimane in silenzio, non dice nulla, ma è triste per l’uomo cieco ed è triste perché forse un tramonto simile non lo vedrà più, una lacrima scende lungo la sua guancia. L’uomo cieco è sereno. Entrambi tacciono, entrambi all’apparenza sereni.

Dunque: uomo cieco o uomo sano?

Al mio fiocco di neve.

25/02/2011 3:32

Finalmente un barlume, un chiarore lontano…

Eterno Ritorno a Babilonia

Posted: 19 febbraio 2011 in Me, myself & I

L’eterno ritorno non lascia davvero scampo.

Puoi provare a sottrarti abilmente al suo imprescindibile vincolo ma essendo eterno per antonomasia capisci subito che è inutile.

E ti risvegli la mattina, cercando uno specchio che non esiste più, e ti rendi conto che sei di nuovo lì.

Poi guardi a terra, ti specchi nei frammenti, e ogni piccola replica di te ti guarda.

Si ergono davanti ai tuoi occhi come mausolei, occhi spalancati e consapevoli della prigionia, vessilli alla memoria dei tentativi di sottrarsi all’eternità, emblemi del fallimento.

L’eternità non ti fa sentire affatto bene, è sinonimo di solitudine, di vuoto. Così mi sento, solo e vuoto.

MA SONO ETERNO!

Si, eternamente vuoto, eternamente condannato alla solitudine…

Potessi crogiolarmi nel vuoto…

Di tanto in tanto qualcuno ti viene a trovare nel vuoto, ti scorge, urla in lontananza per attirare la tua attenzione, condividi qualche momento di pienezza finchè le strade si separano e puoi vedere le spalle dell’interlocutore allontanarsi, diventare sempre più piccole…fino a quando anche stringendo gli occhi non scorgi più nulla.

Il ritorno dell’eternità, l’eterno ritorno.

Il mio eterno ha la forma di Babilonia, splendida all’apparenza, un velo effimero che cela lo sporco, la menzogna e l’ipocrisia…la paura, mascherata da ostentata perfidia. Vige la legge del taglione.

Ad oggi avanzo come un vecchio mercenario, sopravvissuto a lungo, in pochi sono ancora disposti ad ingaggiarlo, quasi nessuno conosce il suo nome e la sua provenienza, nessuno pensa che lui creda in qualcosa, viene guardato con diffidenza, lui tronfio di orgoglio guarda dall’alto in basso e attraversa una volta ancora l’inferno e l’orrore di Babilonia, senza incertezze ma consapevole che quella non è la prima ne l’ultima volta, consapevole di aver dimenticato quante volte sia già successo, consapevole che non ci sarà mai un’ultima volta, consapevole di non conoscere altri modi di vivere, la normalità è la bolgia infernale, consapevole che continuerà a camminare da solo nella polvere.

Anche se quella polvere ha l’aspetto splendente dell’oro, rimane polvere. Un volgare pulviscolo che ti riempie i polmoni, irrita la gola e fa pizzicare il naso, ha quasi l’aspetto di una malattia questa eternità..

Quasi l’eterno ritorno sia un cancro che ti consuma lentamente, io sono consapevole che Babilonia mi presenterà presto il conto..ma, in fondo, io sono un mercenario, sono già morto dentro.. Babilonia uccidi pure un uomo morto, non mi interessa davvero…

Finchè ne avrò la forza, con sguardo supremo e orgoglioso, solo e vuoto, attraverserò eterne volte Babilonia, pallido ricordo di ciò che ero.

IΦ sΦnΦ Ļa ҒiΛΜΜΛ

Posted: 10 gennaio 2011 in Me, myself & I

Lettore…ancora e sempre qui.

Sono passati 218 giorni dall’ultima volta, spero solo che la tua vita in questo frattempo sia stata splendida e interessante quanto la mia, anche se ne dubito.

Superbia?

No, semplice consapevolezza. Consapevolezza di quanto io sia stato fortunato a conoscere persone, vedere posti e vivere momenti che rimarranno impressi per sempre dentro di me.

Vivo una nuova età dell’oro, lettore. Nel ciclo dell’eterno ritorno vivo l’era splendente.

Eppure mi domando se il tuo interesse non si sia sopito nell’attesa, se la tua attenzione ora non sia diminuita sapendo che non intendo riempire il vuoto dei 218 giorni di silenzio.

Allora ascolta dormiente, e dimmi se questa non è una sveglia.

218 giorni fa ero pienamente consapevole di essere come sospeso, in attesa che gli avvenimenti mi indicassero cosa fare, un’attesa spasmodica per un cambiamento finchè non ho realizzato che era stupido aspettare che il mondo cambiasse per me e mi sono mosso io. L’ho preso in contropiede e la mossa è stata talmente repentina da permettermi di mettere sotto scacco tutti.

Lettore, il gioco lo conduco io. Io sono l’artefice, io muovo per primo… io sono il bianco.

La vita deve ardere della fiamma più viva. La sua luce mi abbaglia, il suo calore mi ustiona… io sono la fiamma.

E oggi, io, che più di qualsiasi altra cosa temo l’inerzia, l’immobilismo, il restare fermo, mi muovo più veloce di chiunque, a metà tra inferno e paradiso in una sorta di sogno cosciente.

Voglio mostrartelo lettore, voglio che tu veda quello che vedo io!

Quanta enfasi… sempre poca rispetto a quella che mi pervade… Maledetta inadeguatezza della parola, sembra disponibile a tradurre qualsiasi pensiero, sentimento.. e sul più bello ti rivela tutta la sua approssimazione e ti lascia con un pugno di sensazioni inesprimibili.

Perdonami lettore, non sono in grado di illuminare il buio, non il tuo..

Ma rischiaro il mio e quello di chi mi sta vicino, non ho la pretesa di rivolgermi a tutti, il mondo è troppo grande perché possa pretendere che le mie parole allietino la vita di 6 miliardi di persone, che la mia presenza possa aiutarli tutti.

6 miliardi…no, mi basta essere vicino a poche, pochissime persone, anche una sola.. tutto purchè io non sia fine a me stesso.

Dopo 218 giorni di silenzio lettore, come la fenice, rinasco dalle mie ceneri. Come il fuoco che riprende vita perché riattizzato io torno a scrivere con più vigore di prima.

Essendo già da un po’ che mi accompagni lettore, voglio svelarti perché nonostante tutto io guardo sempre con ottimismo al futuro, qualsiasi cosa accada.

Il mio segreto è la felicità, una felicità innata, indistruttibile, che è sempre stata dentro di me, che non può essere in alcun modo scalfita e costantemente alimentata dalla consapevolezza di essere vivo.

L’uomo caro il mio lettore ha la sua maggiore forza nella sua duttilità: egli sopravvivrà ovunque e comunque perché è nella sua natura sopravvivere. Il punto è che in molti hanno perso confidenza con questo istinto primitivo, quasi animalesco, fregiandosi da un lato del titolo di esseri superiori, di non animali, e sfoggiando dall’altro tutta la loro debolezza.

Accettano l’idea di poter essere sconfitti dalla vita, si lasciano andare.

Io sono felice, lettore, perché so bene che tutto il mio essere è ostinatamente votato alla sopravvivenza, non accetto l’idea di poter essere sconfitto dal caso, dalla sorte, preferisco sorridere.

Questo ovviamente non mi ha esentato dal soffrire in alcune occasioni.. le ferite che mi sono state inferte hanno lasciato cicatrici, anche profonde.

A quelle cicatrici tuttavia, io mi permetto il lusso di sorridere e questo significa che per quanto male abbia fatto, per quanto mi abbia costretto a genuflettermi di fronte al vincolo del dolore, la vita non è riuscita ad annientarmi.

Questa è la mia forza lettore, questa la fiamma ardente.

Sei ancora dormiente?

He Wishes for the Cloths of Heaven

Posted: 10 gennaio 2011 in Poesia

Se avessi il drappo ricamato del cielo,
Intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
Dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
Invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
E i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

W.B. Yeats